Chiesa di Santa Maria ad Martires

Camerota, Salerno

Descrizione

Cronologia:

  • Costruzione tra il VIII-X secolo dai monaci basiliani;
  • 1938 - Restauro;
  • 2000/ 2001 - Restauro a cura di Don Gianni Citro;

 

Descrizione architettonica:

La chiesa, di struttura quadrangolare, è testimonianza dei monaci basiliani. Sono visibili gli affreschi nelle pareti laterali, nella parete centrale e della volta a lamia. Sono immagini sacre, che rimandano alla cultura bizantina. Le figure dei santi, disposti in successione hanno forme semplici e di dimensioni quasi uguali tra loro e riempiono tutte le pareti dell’invaso. In una nicchia, sopra l’altare, vediamo la scultura lignea di Santa Maria ad Martyres col Bambino.

Entrando dalla scala davanti all'ingresso, si accede al tempietto che è diviso in due parti: la prima è disadorna con un'acquasantiera sulla destra - di epoca successiva - e due nicchie vuote ai due lati. Un grande arco, immette nella seconda parte della chiesetta e qui la sorpresa: alle pareti, sul fondo e sul soffitto a lamia bellissimi affreschi che lasciano meravigliati per colori e la perfezione.

A destra abbiamo la Trinità, la Madonna protettrice delle anime, S. Basilio, (un'apertura degli anni '30 ha interrotto la serie) segue la Presentazione al tempio e, al centro dietro l'altare, la Madonna col Bambino e una monaca da identificare. Sovrasta il Cristo benedicente. A sinistra dietro l'altare troviamo figure di martiri con iscrizione. Sulla parete di sinistra in successione: una santa ignota, un santo ignoto, S. Sofia, S. Sebastiano, S. Chiara, santo ignoto, Madonna della morte, S. Rocco, e una Santa da identificare. Esiste un'acquasantiera di pietra mimetizzata da una porticina di legno sul lato sinistro. Sul soffitto gli evangelisti e i dottori della Chiesa: S. Agostino, S. Gregorio, S. Marco, S. Giovanni, S. Ambrogio, S. Girolamo, S. Matteo e S. Luca. Un obelisco in pietra a forma di croce greca è posto a sinistra della costruzione.

 

Notizie storiche:

L'afflusso dei monaci d'Oriente aumentò tra l'VIII e il X secolo e la loro presenza era forte re nei villaggi, anzi la vita di questi ruotava intorno alle cappelle erette prima in legno e poi trasformate in fabbriche di muratura. Il centro di irradiamento della cultura bizantina fu la valle del Lao, scrive Ciociano a riguardo, e di là si partivano i monaci per giungere nelle nostre terre. Tra i monaci santificati che seguirono questo percorso, furono S. Nilo, S. Fantino, S. Saba di Collesano e S. Nicodemo. Che i monaci greci si fossero fermati a lungo da noi, aggiunge Giovanni Ciociano, è provato, oltre che dall'abbondante toponomastica, anche e soprattutto dalla chiesa di S. Maria. E' l'unica che si è salvata come documento così antico, tra le chiese conosciute del basso Cilento.

Ci sono varie ipotesi di costruzione della chiesa, la più accreditata risale al XIV secolo.

I dipinti furono restaurati nel 1938 da un pittore locale come giustifica l’iscrizione e nella stessa epoca fu creata la sacrestia. L’ultimo restauro risale al 2000 a cura di Don Gianni Citro.

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